La qualità dell’editoria non basta per promuovere la lettura in famiglia

Nel pezzo a sua firma pubblicato da La Repubblica oggi, Giuseppe Laterza si rallegra, e noi con lui, degli incoraggianti dati riguardanti la pratica della lettura nei ragazzi, attribuendo buona parte del merito all’alta qualità dell’editoria per bambini e ragazzi in Italia.

Trascura però del tutto il ruolo svolto dal programma Nati per Leggere (NpL), attivo in Italia dal 1999, e che ha portato in 20 anni il numero di bambini a cui viene letta una storia almeno 4 volte alla settimana dal 16% al 40% e ha ridotto il numero di quelli a cui non viene letta mai o quasi dal 46 al 11%.


NpL si regge sulla collaborazione tra un’associazione non profit, il Centro per la salute del Bambino, l’Associazione Italiana Biblioteche e l’Associazione Culturale Pediatri, sul lavoro di 1700 pediatri, oltre 3000 bibliotecari, 2000 educatori e oltre 6000 volontari, raggiungendo ogni anno almeno un quarto delle famiglie italiane in tutte le regioni.


D’altronde, pare difficile che la sola offerta di una produzione editoriale di ottima qualità possa cambiare le pratiche in un paese con abitudini alla lettura ristrette a una minoranza.

Soprattutto nelle famiglie prive di basi e tradizione culturali, per avvicinarsi alla lettura occorre un’opera paziente e quotidiana di lavoro nei territori, svolto con i genitori, tutti e non solo quelli, una piccola minoranza, che frequentano librerie e biblioteche.

Gran parte dei ragazzi che oggi leggono sono figli, come dimostra bene anche il materiale prodotto da Nati per Leggere, della piacevole e indimenticabile esperienza della lettura nei loro primi anni di vita.

Giorgio Tamburlini, presidente CSB e Coordinamento Nazionale NpL

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