Nati per la Musica: la musica come esperienza quotidiana di cura

Quando si parla di musica nella prima infanzia, è facile pensare a corsi, strumenti o attività strutturate. Nati per la Musica nasce invece da un’idea diversa e più profonda: la musica come esperienza sonora condivisa, parte della vita quotidiana di bambine e bambini, fin dai primissimi giorni.

Non si tratta di “avviare allo strumento”, né di insegnare competenze musicali in senso strutturato. Al centro ci sono la voce, il ritmo, l’ascolto e la relazione. Elementi semplici, accessibili a tutte le famiglie, che contribuiscono in modo significativo allo sviluppo globale nella prima infanzia.

È proprio su questa visione che si fonda Nati per la Musica, programma nazionale promosso dall’Associazione Culturale Pediatri, che dal 2024 vede anche l’adesione della FNOPO-Federazione Nazionale Ordine delle Professioni Ostetriche, dal Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini e sostenuto da una rete multidisciplinare che coinvolge professioniste e professionisti dell’ambito sanitario, educativo e culturale su tutto il territorio nazionale.

Perché la musica fa bene fin dalla nascita

Le neuroscienze confermano che il cervello di neonati e neonate è profondamente sensibile al suono. La voce umana, le variazioni di ritmo, le melodie ripetute attivano aree cerebrali legate alla memoria, alle emozioni, al linguaggio e alla regolazione affettiva.

Il ritmo è una delle prime esperienze organizzate che bambine e bambini incontrano: lo sperimentano già in gravidanza, attraverso il battito cardiaco e la voce di chi si prende cura di loro. Dopo la nascita, la musica continua questo dialogo precoce, offrendo continuità, riconoscimento e sicurezza.

Cantare, anche senza “saper cantare”, è un gesto potente: la voce familiare rassicura, regola, accompagna. Non serve intonazione perfetta, ma presenza.

➡ Approfondisci: La salute e il benessere dei bambini e delle bambine iniziano nei primi mille giorni di vita

Educazione sonora di base: molto prima della propedeutica musicale

Uno dei punti chiave di Nati per la Musica è la distinzione netta tra educazione sonora di base e didattica musicale.

  • La didattica musicale ha obiettivi tecnici e competenze specifiche.
  • L’esperienza sonora condivisa riguarda invece la relazione, l’ascolto, la ripetizione, il piacere di stare insieme attraverso i suoni.

Nei primi anni di vita, ciò che conta non è “imparare la musica”, ma abitare un ambiente sonoro ricco, affettivo e non giudicante. È in questo contesto che bambine e bambini sviluppano attenzione, capacità di ascolto, curiosità e senso di sicurezza. Per questo Nati per la Musica non propone modelli performativi, ma incoraggia pratiche quotidiane semplici, sostenibili e accessibili, integrate nella vita di tutti i giorni.

Ninne nanne, canzoni, filastrocche: un patrimonio affettivo familiare

Le ninne nanne e le canzoni dell’infanzia non sono solo tradizioni culturali: sono archivi di memoria affettiva. Ripetute giorno dopo giorno, diventano punti di riferimento emotivi, capaci di calmare, contenere e creare connessione.

Le routine sonore familiari – una canzone prima di dormire, una filastrocca durante il cambio, una melodia condivisa nel gioco – aiutano bambine e bambini a:

  • riconoscere i momenti della giornata;
  • prevedere ciò che accade;
  • provare benessere;
  • sentirsi al sicuro nelle transizioni.

Queste esperienze rafforzano il legame con gli adulti di riferimento e contribuiscono allo sviluppo della regolazione emotiva, una competenza fondamentale nei primi mille giorni e anche nelle età successive. È anche per valorizzare questo patrimonio sonoro quotidiano che Nati per la Musica accompagna le famiglie attraverso il lavoro del personale, sanitario, educativo e culturale, promuovendo una cultura condivisa dell’ascolto e della relazione.

Musica e regolazione emotiva nella prima infanzia

La musica agisce come regolatore naturale delle emozioni. Può calmare o attivare, sostenere la concentrazione o favorire il rilassamento. Nella prima infanzia, quando il linguaggio verbale è ancora in costruzione, il suono diventa un canale privilegiato per esprimere e modulare gli stati emotivi.

Attraverso il canto e l’ascolto condiviso, bambine e bambini imparano gradualmente a riconoscere la musicalità del linguaggio, e a sentirsi accompagnati. La musica, in questo senso, è parte integrante della cura responsiva, perché risponde ai bisogni emotivi in modo immediato e relazionale.

Cosa fa Nati per la Musica: una rete nazionale per la salute e il benessere precoce

Nati per la Musica si inserisce in una più ampia visione di prevenzione e promozione della salute nella prima infanzia, portata avanti dal Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini e in linea con i principi dell’Early Childhood Development. Il programma opera attraverso reti regionali e territoriali che promuovono formazione, informazione e buone pratiche, con l’obiettivo di rendere l’esperienza musicale un diritto accessibile, non un privilegio o un’attività specialistica.

Il coinvolgimento di figure professionali diverse e la collaborazione tra ambito sanitario, educativo e culturale permettono di accompagnare le famiglie con messaggi coerenti e basati sulle evidenze, sostenendo la genitorialità e rafforzando i contesti di crescita.

➡ Approfondisci: Cosa significa ECD: Early Childhood Development spiegato facile

Musica come cura quotidiana, non come performance

Restituire alla musica il suo significato originario – quello di presenza, relazione e cura – significa liberarla da aspettative performative. Nei primi anni non serve “fare bene”, ma fare insieme.

Ogni voce conta. Ogni suono condiviso lascia una traccia. La musica, vissuta così, diventa un ambiente che accompagna lo sviluppo, sostiene le emozioni e costruisce legami che durano nel tempo.

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