Il valore del gioco libero con materiali poveri
Giocare non è “solo” un passatempo: è un bisogno profondo, una forma di cura che sostiene lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale delle bambine e dei bambini, fin dai primi anni di vita. Nel gioco libero, i materiali non strutturati – oggetti di uso quotidiano, materiali naturali o di recupero – non sono “poco”, ma offrono possibilità infinite di esplorazione e immaginazione.
Proprio per questo, in molte pratiche educative e comunitarie si dà spazio a cestini di materiali poveri: tappi, tessuti, mollette, oggetti di legno, foglie, bottiglie vuote o pezzi di carta. Il gioco libero con materiali quotidiani non “dice” cosa fare: lascia che sia la creatività di bambine e bambini a guidare.
Perché pochi materiali favoriscono sviluppo e immaginazione
Diversi studi e linee guida educative, a partire da Maria Montessori e passando per Elinor Goldschmied, sottolineano che il gioco con materiali non preconfezionati stimola:
- la capacità di risolvere problemi e di prendere iniziativa;
- il pensiero divergente e la creatività, ossia la capacità di generare idee nuove;
- l’esplorazione sensoriale, attraverso tatto, suono, movimento e osservazione;
- l’immaginazione e il gioco simbolico, come usare un bastone come spada o una scatola come casa;
- la capacità di fare ipotesi e verificarle, provando soluzioni diverse con lo stesso materiale.
Queste esperienze costruiscono solide basi per il pensiero astratto e la regolazione emotiva, competenze che si consolidano nei primi anni di vita e che accompagnano i percorsi di apprendimento successivi.


Il gioco simbolico: fare con poco, immaginare tanto
Il gioco simbolico – ossia usare un oggetto per rappresentare qualcos’altro – è una pietra miliare dello sviluppo infantile. In questo tipo di gioco, i bambini e le bambine danno significato agli oggetti e alle relazioni, rappresentano ruoli sociali, esplorano emozioni e scenari che li aiutano a comprendere il mondo.
Questo processo può attivarsi con materiali d’uso quotidiano: una torcia diventa un faro nella notte, un panno un mantello da supereroe, un cerchio di corda una pista per automobili vere o immaginarie. Anziché limitare il gioco a schemi predefiniti, questi materiali lasciano spazio all’immaginazione personale e al significato che ogni bambino e bambina vuole attribuire a ciò che ha davanti.

Esempi pratici di gioco libero con materiali poveri
Ecco alcune idee semplici (e a costo zero) per attivare il gioco creativo:
- Cestino dei tesori: raccogli oggetti sicuri e ben puliti di forme, dimensioni e materiali diversi (tappi, pezzi di stoffa, legnetti). Lascia che i bambini esplorino liberamente.
- Giochi con la sabbia o l’acqua: travasi, colature, esplorazione sensoriale favoriscono la concentrazione e il pensiero sperimentale.
- Giochi motori spontanei: una scatola diventa un rifugio, un bastone un microfono, la stanza un circuito di esplorazione.
- Materiali naturali raccolti all’aperto: foglie, fiori, sassi o conchiglie diventano strumenti sensoriali e stimoli per costruire storie immaginarie.
Queste attività non richiedono istruzioni, né risultati “giusti”: sono spontanee, autodirette e plasmate dalla creatività e curiosità dei bambini.
Gioco libero, ricerca ECD e relazioni
Nel quadro dell’Early Childhood Development (ECD) lo sviluppo non è una somma di “abilità” separate, ma un processo integrato che nasce dall’intreccio tra relazioni, ambiente e opportunità quotidiane di apprendimento. Per questo il gioco libero è così potente: quando bambine e bambini scelgono cosa fare, come farlo e con quali materiali, allenano insieme attenzione, autoregolazione, iniziativa e flessibilità cognitiva, mentre costruiscono significati attraverso il corpo e i sensi.
L’ECD sottolinea come le esperienze più efficaci non siano quelle “più ricche di stimoli”, ma quelle che combinano genitorialità responsiva (un adulto che osserva, risponde, sostiene senza sostituirsi) e opportunità di apprendimento precoce (spazi, oggetti e opportunità che invitano a esplorare e a provare). In pratica: un contesto sicuro, pochi materiali aperti a molti usi, e una relazione che accompagna con domande semplici (“che succede se…?”), tempi distesi e presenza. È in questa combinazione che il gioco diventa ricerca: si formulano ipotesi, si testano soluzioni, si negoziano regole, si inventano storie — e, soprattutto, si impara a dare fiducia alla propria curiosità.
Scopri di più: Cosa significa ECD: Early Childhood Development spiegato facile
Come i Villaggi per Crescere CSB integrano il gioco libero con materiali poveri
Nei nostri Villaggi per Crescere, contesti comunitari di condivisione e supporto relazionale per famiglie, il gioco libero è spesso protagonista. Questi spazi accolgono bambine e bambini insieme ai loro genitori o altri adulti di cura con proposte che valorizzano materiali semplici e attività non strutturate, perché:
- favoriscono il dialogo naturale tra adulti, bambini e bambine nel gioco;
- permettono alle persone partecipanti di scoprire interessi e modi di fare propri;
- rafforzano legami tra coetanei e tra generazioni;
- consentono a chi si prende cura di osservare, accompagnare e comprendere le potenzialità individuali.
I Villaggi sono un esempio concreto di come il gioco con materiali poveri si intrecci con la filosofia CSB di cura responsiva e sviluppo precoce, in continuità con pratiche come Nati per Leggere e Nati per la Musica.

Conclusione: molto può nascere da poco
Giocare con pochi materiali non significa “non giocare”: significa lasciare spazio alla creatività, all’immaginazione e alla scoperta autonoma. In un mondo che spesso propone prodotti sempre nuovi e attività strutturate, ricordare il valore del gioco libero con materiali poveri è un invito a osservare ciò che i bambini e le bambine costruiscono da soli il proprio gioco – e a sostenerli senza imporre regole predefinite.
Il gioco, anche semplice, è una finestra sul loro modo di percepire il mondo e una via privilegiata per capire chi sono, cosa gli interessa e come pensano. La capacità di giocare con niente è uno dei più ricchi strumenti di apprendimento, perché quando “niente” diventa “qualcosa”, c’è dietro una persona che cresce.