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Fin da piccoli: aggiornamenti sulla letteratura in tema di interventi nei primi anni di vita
Fin da Piccoli anno 6 n. 2
Centro per la Salute del Bambino ONLUS

SOMMARIO

read morePRESENTAZIONE

read moreEDITORIALE - Nasce il movimento Fin da Piccoli: ci state?

read moreLA PROMOZIONE DELLA LITERACY: UNA COMPONENTE ESSENZIALE DELLA PRATICA CLINICA DELLE CURE PRIMARIE PEDIATRICHE

read morePUO' LA EARLY CHILD CARE AIUTARE I BAMBINI FIGLI DI MADRI AFFETTE DA DEPRESSIONE?

read moreLEGGERE STORIE MIGLIORA LE CAPACITA' EMPATICHE

read moreSOVRACCARICO DI INFORMAZIONI E “VACANZA DEL CERVELLO”

read moreLE VISITE DOMICILIARI PER DONNE E BAMBINI: LA RIVISITAZIONE DI UN'ANTICA PRATICA. E POSSIBILMENTE IL RILANCIO DI UN'ANTICA PROFESSIONE

read moreNATI PER LEGGERE COMPIE 15 ANNI

read moreSegnalazioni e notizie

PRESENTAZIONE

FIN DA PICCOLI si propone di diffondere conoscenze sull'importanza e l'efficacia di interventi effettuati nei primi anni di vita e finalizzati alla salute e dallo sviluppo dei bambini.

Poiché quanto accade all'inizio della vita ha influenze molto significative sulla qualità della vita dell'adulto, tutto questo ha rilevanza anche per il futuro delle nuove generazioni.

FIN DA PICCOLI si propone di contribuire a questo fine attraverso la diffusione di studi e ricerche riportati dalla letteratura internazionale. FIN DA PICCOLI è diretto primariamente a operatori che a vario titolo si occupano di infanzia, ma anche a genitori e ad amministratori.

A questo numero hanno collaborato: Stefania Manetti, Maria Francesca Siracusano, Giorgio Tamburlini

EDITORIALE - Nasce il movimento Fin da Piccoli: ci state?

Questa newsletter è nata nel 2008 con l'obiettivo di diffondere la cultura dello sviluppo precoce del bambino (Early Childhood Development) e degli interventi precoci. Con il tempo, si è diffusa tra operatori che lavorano con i bambini, tra associazioni attive in questo campo e tra genitori. Alcuni dei lettori ne hanno tratto stimolo per l'aggiornamento professionale, altri ne hanno utilizzato gli articoli ed i documenti pubblicati per supportare progetti o preparare presentazioni. Nel settembre 2013 abbiamo preparato un numero speciale di FdP in occasione del convegno "Investire nei primi 1000 giorni". In quel convegno si disse che gli investimenti nella salute e nello sviluppo cognitivo emotivo e sociale nei primi anni di vita sono quelli che garantiscono i maggiori benefici a lungo termine per gli individui e per la società. Oltre che ad essere un obbligo sancito dalla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (CRC vedi General Comment N. 7), assicurare a tutti i bambini il miglior inizio possibile rappresenta una scelta tra le più lungimiranti che un Governo o una amministrazione locale possano fare.  

CRC - General Comment No. 7 (2005) Gli Stati devono garantire un supporto appropriato a genitori, affidatari e famiglie per consentire loro di svolgere adeguatamente le funzioni genitoriali (artt. 18.2 e 18.3). [...] I primi anni di vita costituiscono il periodo dove le responsabilità parentali riguardano tutti gli aspetti del benessere dei bambini affrontati dalla CRC. Di conseguenza, la realizzazione di questi diritti dipende in grande misura dal benessere e dalle risorse a disposizione di quanti portano queste responsabilità.

A sostegno di queste affermazioni, furono presentate al convegno forti evidenze, provenienti dalle scienze economiche come da quelle sociali e sempre più supportate dai progressi delle neuroscienze, che evidenziano come la straordinaria capacità del cervello umano di apprendere sia massima nei primi due-tre anni di vita, una potenzialità che utilizziamo, e consentiamo ai nostri bambini di utilizzare, solo in parte.

Al termine del convegno, venne ipotizzata una alleanza tra attori pubblici e privati non profit per promuovere ulteriormente la conoscenza e l'azione intorno al concetto degli interventi precoci.

E' passato un anno. Nel frattempo a livello sia internazionale che nazionale si sono fatti altri passi avanti. Il concetto di ECD si è ancor più trasformato nel concetto di early interventions, cioè da prevalentemente speculativo è diventato sempre più operativo. Molte sono le organizzazioni internazionali e le sedi accademiche che ne fanno una priorità, dall'UNICEF all' OMS, da Harvard a Karachi. In Italia, a marzo, c'è stato il convegno sull'infanzia che ha ripreso come leit motif il tema "investire nell'infanzia". A giugno è stato presentato il 7° rapporto sulla attuazione della CRC in Italia che dedica a questo tema il primo capitolo (Garantire il diritto di tutti i bambini alle opportunità di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale nei primi anni di vita). Ne riportiamo un passaggio: Sebbene esistano alcune amministrazioni locali, soprattutto nel Centro-Nord, che hanno da tempo imboccato la strada di investire su bambini e famiglie, con risultati eccellenti talora oggetto di attenzione internazionale, tuttavia queste prassi non sono state elevate al rango di politiche di Governo. Interventi integrati a favore delle famiglie con bambini, a partire dalla gravidanza e dalla nascita, quali Centri per le famiglie e programmi di presa in carico integrata di nuclei familiari con bambini in situazioni difficili, sono attuati in diverse città e ambiti territoriali, ma sono messi a rischio dalla crisi economica e finanziaria. Numerosi programmi, nati dal mondo della ricerca e dalla società civile e supportati dalle amministrazioni locali, quali ad esempio la campagna "Genitori più"[1] e il programma "Nati per Leggere" promuovono nelle famiglie italiane pratiche di grande efficacia per la salute e lo sviluppo complessivo del bambino, a partire dalla gravidanza e per i primissimi anni di vita, con il supporto di diversi settori come quello sanitario, educativo e culturale. E, tuttavia, manca un programma complessivo: sono troppe le realtà locali che non sono raggiunte da tali interventi e molto spesso, anche se non sempre, sono proprio quelle che ne avrebbero maggiore necessità. Troppi bambini, in Italia, vedono negato il proprio diritto a un "buon inizio" di vita.

E' tempo dunque di trasformare questi concetti in un movimento di opinione. E' tempo di mettere assieme forze e competenze per far crescere la consapevolezza di quanto sia importante agire affinché a tutti i bambini siano offerte pari opportunità di crescere e di nutrire la propria mente, aspetto questo fino ad oggi troppo sottovalutato nonostante la sua evidente importanza. Sottovalutato, certamente, da chi si occupa di salute, nonostante l' evidenza che le tematiche che riguardano la salute mentale siano sempre più prevalenti. Ha ormai più di dieci anni il primo tentativo in Italia di incorporare elementi di cura della mente a quelli tradizionali di prevenzione e cura del corpo (Il già citato "Genitori più", a suo tempo oggetto di sperimentazione con il nome di "sei più uno"). Sottovalutato dai genitori, dalla stragrande maggioranza di questi, nonostante capiti, per fortuna, di incontrare genitori che dicono: "Ma certo, ho sempre pensato che fosse importante curarmi del suo sviluppo come persone, e quindi ho letto, gli ho fatto vedere questo e quello, siamo andati assieme a ...". Ma questi genitori sono ancora pochi, e ancora di meno, come da attendersi, tra i gruppi sociali più svantaggiati. Sottovalutato anche da una parte del mondo dell'educazione precoce (dei nidi e delle scuole materne), che pure costituisce probabilmente il settore che ha fatto più passi avanti verso una concezione "olistica" dello sviluppo e dell'educazione, producendo esperienze di eccellenza, e che pur tuttavia a volte indulge ancora a metodi antichi e che non stimolano creatività, riflessione, gioco partecipato, ecc.

Nel frattempo, sia a causa della crisi economica che del disorientamento dei nuovi genitori, i bisogni aumentano, ma è anche vero che ci pare che cresca, per fortuna, la percezione della rilevanza degli interventi precoci.

I tempi sono dunque maturi per mettere in rete tutto quello che c'è di buono e di vitale in questo campo e per lavorare assieme per far sì che venga messo in pratica quanto raccomandato nel 7° Rapporto CRC: Al Governo e alle Amministrazioni Regionali e Locali, di dedicare, nell'ambito dei Piani Nazionali e Locali per l'infanzia e le famiglie, una speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, attraverso politiche volte alla riduzione della povertà e all'incremento dei servizi socio-educativi, e interventi finalizzati al supporto delle competenze genitoriali. Tali interventi, destinati a tutte le famiglie a partire dalla gravidanza, vanno modulati in base ai bisogni, valorizzando il potenziale di prevenzione e di promozione dei servizi basati sulle visite a domicilio.

Consapevoli che non tutto, soprattutto in questa fase di difficile situazione economica, ma probabilmente comunque, può essere chiesto al potere pubblico, che ha scarse risorse, processi decisionali lenti e complessi, a volte manca delle competenze necessaria. Con il pubblico è necessario lavorare, ma è tempo di darsi anche da fare per tenere in ordine in casa e davanti a casa.

Che significa dar vita ad un movimento? Significa rafforzare innanzitutto la comunicazione, e lo scambio di informazioni ed esperienze. Per quanto riguarda il CSB, lo faremo attraverso una lista di discussione, a partire da settembre, e attraverso dei seminari on line (webinars) tenuti da esperti, a cui sarà possibile iscriversi. A fine settembre si terrà a Verona, per iniziativa del CSB e della ASL di Verona, con una larga partnership, un convegno sulle visite domiciliari come strumento importante per diffondere gli interventi precoci raggiungendo tutte le famiglie (programma allegato).

E' possibile aderire a "Fin da Piccoli, ci sono anch'io" iscrivendosi on-line e versando un contributo di 10 euro con bonifico bancario tramite versamento sul c/c IBAN IT 93P0634002224100000000012 (stiamo cercando di attivare anche la modalità di pagamento online con carte di credito), a fronte del quale si potrà accedere alla lista di discussione e ai seminari, tra 6 e 8 all'anno, a partire da ottobre, e che ci servirà, se sarete sufficientemente numerosi, a sostenere una parte delle spese. Pensiamo anche di organizzare un incontro, che vorremmo fosse una festa "Fin da Piccoli", tra individui, gruppi e associazioni attivi sul tema degli interventi precoci, tra un anno, nel settembre 2015. Battete un colpo.

LA PROMOZIONE DELLA LITERACY: UNA COMPONENTE ESSENZIALE DELLA PRATICA CLINICA DELLE CURE PRIMARIE PEDIATRICHE

AAP Council on early childhood. Literacy Promotion: An Essential Component of Primary Care Pediatric Practice. PEDIATRICS; originally published online June 23, 2014; DOI; 10.1542/peds.2014-1384

Con questo articolo pubblicato da Pediatrics il 23 Giugno 2014 l’AAP (American Academy of Pediatrics) sostiene ufficialmente la promozione precoce della lettura ad alta voce da parte dei pediatri delle cure primarie. Gli autori di questa dichiarazione politica sono alcuni dei  pediatri che storicamente hanno contribuito alla produzione delle evidenze scientifiche a supporto della promozione della lettura: Pamela C. High, Perri Klass, Alan Mendelsohn.

Alcuni di loro come Perri Klass sono stati i fondatori di Reach out and Read.  

L’AAP raccomanda ai pediatri la promozione della  literacy a partire dai primi mesi di vita e fino alla fine della scuola della infanzia attraverso delle  azioni specifiche. Con la pubblicazione di questo documento politico si spinge oltre e afferma di sostenere le donazioni governative o locali di libri appropriati durante i bilanci di salute mirati alle famiglie a rischio sociale o che vivono in povertà. La promozione dello sviluppo di una buona literacy attraverso la promozione della lettura ad alta voce in famiglia, deve entrare anche nel percorso formativo degli specializzandi in pediatria.

Gli autori evidenziano come la pratica regolare della lettura ad alta voce in famiglia possa essere considerata un fattore ambientale associato allo sviluppo di una buona abilità di lettura da grandi. In contesti svantaggiati i bambini a 3 anni ascoltano e conoscono meno parole rispetto ai loro coetanei più fortunati; essi hanno inoltre meno “risorse letterarie” in casa, oltre ai libri, meno materiale stampato, meno esperienze collegate alla lettura; tutto questo può  portare a uno svantaggio significativo del loro processo di apprendimento, ancora  prima dell’accesso alla scuola dell’infanzia.

Tuttavia non sono solo i bambini che vivono in contesti svantaggiati a sperimentare queste difficoltà, anche nelle famiglie con redditi medio alti molti bambini non ricevono  questo tipo di interazioni, né vivono in ambienti ricchi di risorse letterarie. Il poco tempo a disposizione, la scarsa consapevolezza dell’importanza della lettura ad alta voce e la forte competizione con altri mezzi di intrattenimento come i media sono spesso chiamati in causa. La lettura ad alta voce iniziata precocemente in famiglia è associata a un linguaggio migliore e a un migliore apprendimento a 8-9 anni di età. La condivisione di un libro con il proprio bambino favorisce e aumenta le interazioni con il genitore favorendo quindi il consolidamento di una relazione affettiva buona, processo critico per un buono  sviluppo cognitivo, sociale e  emotivo.

Nell’articolo si sottolinea anche il collegamento tra la salute e l’accesso ai servizi sanitari con i livelli di health literacy in famiglia. La Health literacy può essere definita come: la capacità degli individui di recepire, ottenere e capire le informazioni basilari riguardanti il proprio stato di salute e di accesso ai servizi sanitari per poi poter prendere decisioni appropriate”. La ricerca ha evidenziato che bassi livelli di health  literacy condizionano lo stato di salute attraverso una scarsa conoscenza delle malattie, un accesso improprio ai servizi sanitari, uno scarso controllo delle malattie croniche e una maggiore mortalità da adulto.

Il modello di Reach out and read (ROR), tra i programmi di promozione della lettura ad alta voce più consolidati negli USA, viene considerato come quello maggiormente diffuso e valutato. Questo modello di intervento viene incorporato in programmi specifici di formazione per i pediatri delle cure primarie e per gli specializzandi in pediatria. Al momento sono in via di strutturazione ulteriori partenariati con ROR e l’AAP per promuovere la literacy in gruppi di popolazioni come i Nativi Hawaiani, gli Indiani Americani e alcune popolazioni della Alaska.  Il sostegno e l’advocacy da parte dell’AAP potrebbe rendere più facile il reperimento di risorse per il dono dei libri, visto da alcuni pediatri come necessario e spesso però difficile da perseguire. Tuttavia gli autori sottolineano come il costo dei libri e il “costo” legato al tempo dedicato alla promozione di questo intervento durante le visite periodiche  sia di gran lunga superato dalle relazioni e interazioni che come conseguenza nascono tra i bambini, i genitori e i pediatri stessi.

La promozione precoce della lettura in famiglia rientra appieno nelle raccomandazioni dell’AAP di non esporre ai media i bambini prima dei 2 anni di età. I rinforzi positivi che vengono forniti dal pediatra durante le visite periodiche  a favore della lettura ad alta voce rendono i genitori consapevoli dell’importanza di intervenire precocemente e in maniera appropriata e interattiva, partecipi nel processo di costruzione di una buona relazione e dell’importanza del loro ruolo per favorire al meglio lo sviluppo del proprio bambino.

L’articolo fornisce poi delle raccomandazioni per i pediatri delle cure primarie e per i decisori politici:

Raccomandazioni per i pediatri :

  1. Comunicare a tutti i genitori che la lettura ad alta voce arricchisce la relazione con il proprio bambino e che una buona relazione è alla base di uno sviluppo sociale e emotivo adeguato. La lettura ad alta voce se iniziata precocemente, durante la costruzione dei circuiti cerebrali, favorisce lo sviluppo del linguaggio e dell’apprendimento della lettura.
  2. Consigliare i genitori sulle attività di lettura da fare con i loro bambini e su come creare a casa un contesto ricco di risorse letterarie.
  3. Procurarsi libri adeguati all’età, alla cultura e al linguaggio dei bambini e donarli durante le visite periodiche a tutti i bambini a rischio sociale, con basso reddito. Identificare i meccanismi per poter ottenere questi libri in modo da non dover pesare economicamente sul pediatra.
  4. Usare strumenti diversi per promuovere la lettura in famiglia, come poster in sala di attesa, materiale cartaceo adeguato e accessibile anche per i genitori con bassi livelli di literacy, informazioni riguardo i servizi territoriali come le biblioteche pubbliche o punti lettura dove possono essere reperiti libri gratuitamente. L’AAP fornisce sul suo sito un kit di strumenti per promuovere la literacy per i pediatri , i genitori e altre figure professionali: (www2.aap.org/literacy/index.cfm) .
  5. Collaborare alla  creazione di partenariati con altre professionalità legate all’infanzia al fine di sostenere e promuovere interventi precoci di efficacia provata.

Inoltre i pediatri possono promuovere le “5 R “ per un buon apprendimento:

LEGGERE (Reading) insieme in famiglia come attività quotidiana divertente .

RIME , giocare, parlare, cantare, coccolare tutti i giorni

ROUTINE durante i pasti, il gioco, il dormire, così i bambini sanno cosa aspettarsi e cosa si aspettano.

Ricompense per i successi giornalieri in particolare per gli sforzi fatti per raggiungere alcuni obbiettivi come aiutare gli altri,

Relazioni durature, reciproche e consolidate che sono la base per uno sviluppo cerebrale adeguato.

Raccomandazioni per i decisori politici :

  1. L’AAP sostiene l’inserimento della formazione sulla promozione della literacy nel curriculum  degli specializzandi in pediatria. Tale integrazione del percorso formativo come parte essenziale delle cure primarie dovrebbe essere insegnata e valutata come competenza specifica in un processo continuo di apprendimento.
  2. L’AAP sostiene la donazione di libri sia a livello governativo che locale per le visite periodiche pediatriche in famiglie a rischio sociale,  così come l’inserimento del dono dei libri anche nelle clausole delle  assicurazioni sanitarie statunitensi.
  3. L’AAP sostiene la ricerca sugli effetti della promozione della literacy sulla salute dei bambini e di tale intervento come  buone pratica.

Conclusioni

L’articolo sottolinea l’importanza delle guide anticipatorie durante le visite periodiche pediatriche e  il dono del libro nei contesti a rischio. Evidenzia come il costo dei libri, la formazione dei pediatri, dei pediatri in formazione, e  l’inserimento di queste strategie nella pratica clinica siano un investimento importante per lo sviluppo dei bambini e per ridurre le diseguaglianze.L’AAP ha  preso atto ufficialmente delle importanza delle promozione della literacy, inserendola a tutti gli effetti come componente essenziale della pratica clinica delle cure primarie pediatriche. L’Accademia ha quindi stilato un documento politico che coerentemente rientra insieme alle  altre dichiarazioni dell’AAP a sostegno degli interventi precoci nel tentativo di tradurre la scienza dello sviluppo in salute per tutti i bambini.  

Per chi è il messaggio

Fondamentalmente per i pediatri di famiglia e in generale per gli operatori sanitari che si occupano di infanzia.

PUO' LA EARLY CHILD CARE AIUTARE I BAMBINI FIGLI DI MADRI AFFETTE DA DEPRESSIONE?

C. M. Herba, R. E. Tremblay, M. Boivin et al. Maternal Depressive Symptoms and Children's Emotional Problems. Can Early Child Care Help Children of Depressed Mothers? JAMA Psychiatry 2013; 70:830-8.

I figli di madre affetta da depressione (MDSs) hanno un rischio aumentato di presentare disturbi cosiddetti internalizzanti (ansia e depressione) durante l'infanzia, e disordini affettivi durante l'adolescenza. E' importante conoscere meglio l'associazione tra depressione materna e esiti di salute del bambino per individuare fattori protettivi che ne possono ridurre gli effetti a lungo termine. E' già noto che la terapia e la remissione della depressione nella madre sono efficaci nel ridurre gli effetti negativi nel bambino.

Questo articolo esamina l'effetto della Child care (termine con il quale ci si riferisce a una cura regolare quotidiana e per un numero di ore superiore a 8/settimana) in cui la persona accudente è diversa dai genitori, durante il periodo pre - scolastico. L'ipotesi di studio è dimostrare che l'associazione tra depressione materna e disturbi emozionali (EPs) del bambino può essere modificata positivamente dall'esperienza della child care rispetto ai bambini affidati alle sole cure materne. Gli Autori ipotizzano inoltre che i benefici siano maggiori quanto più precoce è la frequenza per il bambino (prima dei 17 mesi) della child care.

Si tratta di uno studio di coorte prospettico su un campione rappresentativo di 2120 bambini canadesi (Quebec Longitudinal Study of Child Development) arruolati nel 1997 e nel 1998 e seguiti dai 5 fino ai (1759 di questi) 60 mesi. Gli esiti considerati sono i disturbi emozionali (EPs), i sintomi di difficoltà di socializzazione (SWSs) e l'ansia da separazione.

I risultati rilevati sono che tra i figli di madri con elevata depressione sono ridotti gli odds ratios nei confronti di EPs e SWSs per i bambini che frequentano child care fin da piccoli (cioè a partire dal secondo semestre) ma anche da più grandi rispetto a quelli che rimangano affidati solo alla madre; i bambini di madri con elevato grado di depressione che usufruiscono di group-based child care hanno più basso rischio di andare incontro a tutti gli esiti considerati rispetto a quelli che sono affidati a parenti o baby sitter. I risultati sono associati all'intensità dell'utilizzo della child care (cioè maggiori nei bb che hanno frequentato il servizio per 40 ore settimanali rispetto a sole 8 ore, con una categoria intermedia costituita da coloro che hanno iniziato con poche ore e poi aumentato la durata giornaliera fino al "tempo pieno").

Conclusioni

Gli autori concludono l'articolo raccomandando la frequenza regolare di servizi di child care che dovrebbe essere utilizzata come un intervento di salute pubblica per tamponare gli effetti negativi della depressione materna sulla salute mentale dei bambini. I servizi di child care corrispondono ai nostri nidi e scuole materne rispettivamente. Appare evidente che ancora una volta (vedi anche Fin da piccoli, anno 5/2013, numeri 2 e 3) dagli studi sugli interventi precoci scaturisce il suggerimento a investire e incrementare questo settore di welfare. Questa raccomandazione fatica a trasformarsi in buona pratica, come dimostrato dall'insufficiente ve irregolare copertura di asili nido nelle diverse regioni del nostro paese.

Per chi è il messaggio

Per tutte le figure professionali e istituzionali che si occupano (o dovrebbero) di salute pubblica.

LEGGERE STORIE MIGLIORA LE CAPACITA' EMPATICHE

D. Comer Kidd, E. Castano Reading Literary Fiction Improves Theory of Mind, Science 18 October 2013: Vol. 342 no. 6156 pp. 377-380DOI:10.1126/science. 1239918

Il Corriere ha recentemente riportato (Elena Meli, Corriere Salute, 20 luglio 2014) un insieme di ricerche che hanno misurato in una popolazione adulta gli effetti della lettura di romanzi. Gli esperimenti sono stati condotti presso la New School for Social Research a New York da David Comer Kidd e Emanuele Castano sottoponendo 86 partecipanti alla lettura di sei testi brevi, tre di questi letterari e di buona qualità e tre non letterari. Attraverso una complessa serie di misurazioni con strumenti di psicologia cognitiva i ricercatori hanno rilevato l’efficacia della lettura dei testi letterari nel migliorare le competenze empatiche note come Theory of Mind (ToM) che sostanzialmente corrisponde alla capacità di comprendere gli stati mentali altrui, ovvero mettersi nei panni degli altri. Gli effetti sono stati anche maggiori nei testi letterari di buona qualità rispetto ai testi di letteratura “popolare”. Gli autori concedono che la lettura in generale anche di non alta qualità migliora processi cognitivi ed affettivi ma che, agli effetti delle competenze empatiche, i buoni romanzi sono superiori ai feuilleton.

Noi non sappiamo fino a che punto questo possa valere per i bambini e da che età. Certamente è indispensabile un certo grado di sviluppo sia della capacità di lettura sia culturale ed affettivo per poter estrarre questi benefici dalla lettura di romanzi. Tutti noi possiamo ricordare quanto ci abbiano colpito personaggi di libri letti durante l’adolescenza e la preadolescenza. Quanto sappiamo sulla capacità dei bambini di riconoscere le emozioni proprie e altrui ci consente di poter pensare che questo effetto si possa produrre intorno ai 4 anni con variazioni da soggetto a soggetto.

Per chi è il messaggio

Per tutti quelli che promuovono la lettura ai bambini.

 

 

SOVRACCARICO DI INFORMAZIONI E “VACANZA DEL CERVELLO”

D.J. Levitin. Hit the reset button in your brain. New York Times, 10 agosto 2014 e "The organized mind: thinking straight in the age of information overload" Penguin 2014

Daniel J. Levitin è il direttore del Laboratory for Music, Cognition and Expertise alla McGill University. Quanti si occupano di musica lo conoscono bene per i suoi contributi in materia.

Sul New York Times del 10 agosto è apparso un suo articolo dal titolo “Hit the reset button in your brain”, ripresentato in Italia dal quotidiano La Repubblica. Contemporaneamente è uscito un suo libro dal titolo “The organized mind: thinking straight in the age of information overload”.

Levitin è un neuroscienziato e un ricercatore ma anche un ottimo divulgatore e sia l’articolo che il libro citati hanno un evidente taglio divulgativo, e tuttavia sono basati sulle ricerche condotte dallo stesso Levitin e dal suo collega Vinod Menon. Levitin parte dal concetto che il nostro cervello ha un carico massimo di funzioni eseguibili nello stesso tempo con la stessa efficacia e quindi raccomanda – e questo lo fa soprattutto nel libro – di organizzare le proprie attività in modo da minimizzare il multitasking non necessario e darsi il tempo adeguato per le cose più importanti. Ad esempio raccomanda di utilizzare agendine per memorizzare appuntamenti e cose da fare piuttosto che tenere il nostro cervello sotto stress per memorizzare cose anche banali. Suggerisce inoltre di definire un tempo prefissato per le comunicazioni su email, facebook ecc. in modo di non tenere sempre l’attenzione a quello che arriva minuto per minuto, e infine raccomanda di darsi un tempo adeguato per le decisioni più importanti e per le attività più importanti collocandolo nelle ore in cui ci sentiamo più lucidi.

L’articolo invece si sofferma sulla necessità di concedere al cervello momenti di riposo in cui concedere spazio al TNN (task-negative-network) che è quella rete neurale che si attiva quando si lascia vagare la mente disattivando quindi la corrispondente TPN (task-positive-network) che è quella concretamente operativa. Privilegiare la prima modalità di funzionamento significa di resettare il cervello aumentando la creatività dando spazio ad altri modi di vedere le cose e abitualmente dando più spazio alle relazioni. E’ noto che mantenere il cervello operativo soprattutto in condizioni di multitasking né diminuisce la efficacia riducendone in particolare la creatività flessibile.

E’ evidente che queste ricerche si riferiscono al cervello adulto così come i consigli di Levitin si riferiscono agli adulti. Ma i bambini hanno certamente bisogno di adulti funzionanti e disponibili e quindi in grado di liberare la propria mente quando passano il tempo con i propri figli. E conosciamo dalle ricerche svolte sulle nuove tecnologie digitali che il multitasking nei bambini e negli adolescenti è favorito dall’essere sempre connessi e dal multitasking che ne deriva. Anche i bambini quindi come il buonsenso indica, hanno bisogno di pause e di attivare la TNN. Le stesse ricerche di Levitin e collaboratori dimostrano che la musica è particolarmente efficace nell’attivare questa modalità di funzionamento del cervello, assicurando quindi le pause necessarie e le capacità di reset cerebrale.

Per chi è il messaggio

Per tutti coloro che si occupano di bambini, genitori innanzitutto. Perché i bambini in particolare nei primi anni hanno una attenzione corta ma richiedono una attenzione lunga. Perché avere a che fare con i bambini richiede un minimo (o forse più) di TNN cioè di capacità di astrarsi dalle altre incombenze e perché non si può imporre al cervello dei bambini un multitasking soprattutto se legato a degli obiettivi di efficienza. Attenzione quindi al multitasking che è tipicamente imposto dall’uso delle tecnologie digitali che sempre più vediamo introdotte precocemente nella vita dei bambini. Anche queste dovrebbero avere delle pause. Infine, attenzione al multitasking sensoriale imposto dai rumori di fondo. Alcuni di questi, come la televisione, si devono eliminare quando l’attenzione primaria non è rivolta a quanto accade sullo schermo.

LE VISITE DOMICILIARI PER DONNE E BAMBINI: LA RIVISITAZIONE DI UN'ANTICA PRATICA. E POSSIBILMENTE IL RILANCIO DI UN'ANTICA PROFESSIONE

Il CSB ha promosso assieme al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria di Verona un convegno sulle visite domiciliari (home visiting) che si terrà a Verona il 27 settembre. L’obiettivo è quello di presentare e discutere il documento sulle visite domiciliari prodotto recentemente dall’Ufficio europeo dell’Unicef dopo una vasta consultazione, e di esaminare le esperienze italiane, possibilmente rilanciando questo tipo di intervento.

Le visite domiciliari sono, come tutti sanno, una pratica antica iniziata dalle ostetriche parecchi decenni fa e che è stata alla base di un consistente calo della mortalità materna e infantile come documentato nei paesi nordici. In seguito sono state introdotte anche per la prima infanzia praticamente in tutti i paesi europei con obiettivo di sorvegliare la crescita e in particolare la nutrizione dei bambini, intervenendo in alcune situazioni di disagio economico e sociale. Il venir meno di alcune di queste esigenze legate soprattutto allo sviluppo fisico dei bambini e, più recentemente, le restrizioni imposte ai budget dei servizi sanitari e di quelli comunali ha imposto un drastico ridimensionamento di tali interventi. Alcuni paesi in realtà hanno fatto un percorso contrario, rivedendo i contenuti delle visite domiciliari in base ai nuovi bisogni e rilanciando i programmi su basi nuove e di maggiore efficacia. Tra questi, il Regno Unito e la Serbia, due situazioni molto diverse e che però hanno in comune un’attenzione particolare alla prevenzione del disagio ed alla promozione dello sviluppo del bambino. Non a caso nel Regno Unito sono le assistenti domiciliari che supportano il programma Bookstart.

Il rilancio degli interventi di assistenza domiciliari si basa fondamentalmente su tre assunti. Il primo è che occorre operare, appunto, “fin da piccoli” e quindi fin dalla nascita e ancor prima se si vuole prevenire rischi e malattie e promuovere la salute e lo sviluppo e ancora affrontare precocemente le situazioni di maltrattamento. Il secondo è quello che le competenze genitoriali sono cruciali nei primi anni di vita e vanno quindi supportate in particolare per quanto attiene gli aspetti di educazione e di sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. Il terzo è che di fronte alle perduranti e crescenti diseguaglianze nelle opportunità offerte ai bambini nei primi anni, diventa cruciale raggiungere tutte le famiglie anche quelle che non si presentano al consultorio, nell’ambulatorio del pediatra di famiglia, non portano i bambini al nido, per non parlare della biblioteca. E l’unico modo per raggiungere queste famiglie, che sono tipicamente quelle che maggiormente si possono giovare di interventi precoci, è un servizio che, possibilmente partendo dalla gravidanza e continuando almeno per il primo anno, porti informazioni, consigli, supporto, e interventi coordinati con la rete dei servizi in un sistema universalistico ma allo stesso tempo modulato in base ai bisogni espressi e rilevati dalle visite (universalismo progressivo) che si è rivelato il più efficace ed efficiente.

Il convegno di Verona metterà a confronto vari attori istituzionali, nazionali e locali per vedere se e in che misura si possono avviare delle sperimentazioni e delle valutazioni su programmi di visite domiciliari con contenuti profondamente rivisti e adattati ai diversi contesti.  

Iscrizione

NATI PER LEGGERE COMPIE 15 ANNI

Il 18 ottobre 2014 a Roma (vedi programma e scheda iscrizione) presso la Sala Convegni della Biblioteca Nazionale si festeggia il 15° compleanno di Nati per Leggere. Quindici anni di grandi progressi – chi l’avrebbe detto che saremmo stati ancora qui? – ma, naturalmente anche di difficoltà, disparità tra territorio e territorio, criticità nella raccolta dei dati, grande impegno richiesto nel mantenere il timone sugli obiettivi originari e quindi sulle parole chiave: precocità, famiglia, universalità e sulla costruzione delle reti locali.

Il convegno non intende essere una celebrazione: intende far tesoro di tutte le esperienze sia internazionali che nazionali per far sì che Nati per Leggere possa ulteriormente progredire migliorando la sua penetrazione, soprattutto raggiungendo tutti. Ci si attende molto dalla presentazione delle esperienze dei due progetti che nel mondo hanno iniziato ad operare prima e cioè Reach Out and Read e Bookstart. Il confronto è aperto anche con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e in particolare con il Centro per il Libro e la Lettura intorno alle iniziative che il sistema pubblico intende mettere in atto per supportare la lettura a partire dai primi anni di vita.

Il convegno è naturalmente aperto a tutti. Venite numerosi il 18 ottobre presso la sala convegni della Biblioteca Nazionale a Roma.

Segnalazioni e notizie

Segnalazioni

La pubblicazione degli atti dei convegni sulla musica di Perugia e di Modena sono disponibili sul sito del Centro a questa pagina.

Booktrust ha realizzato un summary con le evidenze sull'importanza della lettura ai bambini, da effettuarsi idealmente ogni giorno.

Prossimi convegni

XII CONVEGNO SULLA DISLESSIA
San Marino, 19-20 settembre 2014

CONGRESSO NAZIONALE ACP - Associazione Culturale Pediatri
Cesena, 9-11 ottobre 2014 

CONGRESSO NAZIONALE SIEM - Società Italiana di Educazione Musicale
Torino, 17-18 ottobre 2014

58° CONGRESSO NAZIONALE AIB - Associazione Italiana Biblioteche
Roma, 28-29 novembre 2014

logo nati per leggere
NATI PER LEGGERE
Il progetto nazionale di promozione della lettura a alta voce ai bambini promosso dall'alleanza tra i bibliotecari ed i pediatri
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NATI PER LA MUSICA
Propone le esperienze musicali in maniera non occasionale fin dai primi mesi di vita
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