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Fin da piccoli: aggiornamenti sulla letteratura in tema di interventi nei primi anni di vita
Fin da Piccoli anno 7 n. 1
Centro per la Salute del Bambino ONLUS

SOMMARIO

read morePRESENTAZIONE

read moreEDITORIALE - Lasciamo in pace le storie

read moreIMPARANDO AD APPRENDERE DALLE STORIE

read moreREDDITO, LIVELLO EDUCATIVO DEI GENITORI E STRUTTURA DEL CERVELLO NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI

read moreSISTEMI INTEGRATI: NUOVE FRONTIERE PER L'INFANZIA E LA FAMIGLIA

read moreLETTERA APERTA DALLE ORGANIZZAZIONI FONDATRICI DI NATI PER LEGGERE

read morePRESENTAZIONE DEL PROGETTO REGIONALE DALLE SCUOLE PER L'INFANZIA ALLA FAMIGLIA

read more8° RAPPORTO DI MONITORAGGIO SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

read more5 per mille giorni

read moreSegnalazioni e notizie

PRESENTAZIONE

FIN DA PICCOLI si propone di diffondere conoscenze sull'importanza e l'efficacia di interventi effettuati nei primi anni di vita e finalizzati alla salute e dallo sviluppo dei bambini.

Poiché quanto accade all'inizio della vita ha influenze molto significative sulla qualità della vita dell'adulto, tutto questo ha rilevanza anche per il futuro delle nuove generazioni.

FIN DA PICCOLI si propone di contribuire a questo fine attraverso la diffusione di studi e ricerche riportati dalla letteratura internazionale. FIN DA PICCOLI è diretto primariamente a operatori che a vario titolo si occupano di infanzia, ma anche a genitori e ad amministratori.

A questo numero hanno collaborato: Anduena Alushaj, Maria Lunelli, Alessandra Sila, Giorgio Tamburlini

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EDITORIALE - Lasciamo in pace le storie

La lista di discussione Npl-bib è uno strumento di comunicazione a disposizione di tutti coloro che sono interessati alle attività che ruotano attorno al progetto Nati per Leggere (si può aderire scrivendo a questa mail)è, da sempre, il luogo dove convergono richieste di libri per bambini a tema. Gli argomenti richiesti sono i più disparati.
Ho scritto spesso la mia opinione riguardo la tendenza a chiedere libri che risolvano disagi. I libri per bambini non sono medicine e vanno letti solo per la gioia di stare assieme ai propri figli. Nelle scuole e nelle biblioteche inoltre, far conoscere i bei libri per bambini crea un’abitudine all'ascolto e un desiderio che la lettura si ripeta.
La lettura permette intimità e dialogo. Rinsalda il legame affettivo fra adulto e bambino. Quando il rapporto fra adulto e bambino è amorevole ogni difficoltà, disagio, tappa di crescita viene accolta e superata dal bambino perchè l'adulto ha dimostrato di essere presente e fiducioso nelle capacità del piccolo di sapersela cavare.
Leggere libri ai bambini e alle bambine serve a questo. Come effetto ultimo si ottiene una migliore ed efficace relazione e in questa relazione l'adulto gioca il ruolo di educatore. In questa relazione l'adulto propone la propria visione del mondo e della vita, i propri valori, la propria linea educativa.
Quindi non dipende dal titolo del libro, ma dalla vicinanza e dalla presenza degli adulti di riferimento cosa i bambini imparano. Dipende dall'esempio concreto di come l'adulto si comporta che il bambino acquisisce comportamenti.

Questa lunga premessa per una riflessione riguardo la recente decisione del sindaco di Venezia di togliere dalle scuole dell'infanzia una cinquantina di libri per bambini, come ad esempio: Piccolo blu e Piccolo giallo; A caccia dell'orso; Ninna nanna per una pecorella...

Ebbene questi libri sono stati tacciati di portare dei contenuti, secondo alcuni, non adatti ai bambini.
Non entro nel merito di quali contenuti. Quello che mi preme dire e su cui invito tutti a riflettere è la tendenza (che spesso si traduce in azioni di censura) di caricare la letteratura per l'infanzia di significati che non le appartengono. Che non appartengono alla letteratura in genere.

Quali significati possono portare le storie? Tanti e diversi. Quali interpretazioni? Le più diverse, a seconda di chi legge. Si crede, a torto, che leggere a un bambino equivalga a impartirgli una lezione, fargli imparare qualcosa e allora ci saranno libri buoni e libri cattivi. E chi decide se sono buoni o cattivi?

La letteratura non può essere considerata buona o cattiva. Tuttalpiù si può dire se un libro è fatto bene o è fatto male, se è coerente nel suo impianto, se le illustrazioni sono di qualità, se il testo è chiaro e comprensibile, se è originale...

Trovo inquietante che ci sia qualcuno che possa decidere delle mie letture, delle mie o di quelle che posso rivolgere ai bambini. La libertà di scelta e di opinione dovrebbe essere garantita sempre e comunque.

E poi non è che i bambini siano così facilmente influenzabili come si tende a credere... Chi ha a che fare con i bambini, li ama e li rispetta, sa che le storie sono un bel momento da vivere assieme che nessuna storia influenza ciò che un bambino impara da un adulto all'interno di una relazione affettiva.
L' idea che i bambini siano manipolabili con una semplice lettura è ancora piuttosto salda, purtroppo.

Stiano tranquilli quei genitori che non vedono di buon occhio le storie lette ai propri figli a scuola. Sarà il loro comportamento di genitori a influenzare i figli, non le storie. Se temono il contrario significa che non si sentono molto saldi nel loro ruolo educativo, che non ritengono di essere genitori autorevoli capaci di guidare i propri figli.

Lasciamo in pace le storie. Lasciamo in pace i libri per bambini e anche i bambini.

Maria Lunelli

IMPARANDO AD APPRENDERE DALLE STORIE

Imparando ad apprendere dalle storie: lo sviluppo della sensibilità del bambino alla struttura causale del mondo narrativo.

Learning to learn from stories: children’s developing sensitivity to the causal structure of fictional worlds. C.M. Walker, A. Gopnik, P.A. Ganea, Child Development, Jan/Feb 2015, 86,1:310-318

Commento

Lo studio prende spunto  dall’importanza della narrativa nello sviluppo del bambino, e indaga ciò che il bambino deve apprendere per saper generalizzare alla realtà le informazioni fornite da una storia. Lo studio esamina  in particolare come il bambino acquisisce dalle storie la comprensione  dei rapporti di causalità e la consapevolezza di quanto i contenuti della narrazione siano verosimili.  Si basa su precedenti studi che hanno esaminato lo sviluppo dell’abilità di comprendere e interpretare le narrazioni e i fattori relativi alla generalizzazione di rapporti causali a partire dalle storie. Finora la ricerca aveva  focalizzato l’attenzione sull'efficacia del trasferimento delle informazioni dalle rappresentazioni reali piuttosto che da quelle collegate a fatti irreali. Le storie per bambini variano molto tra il vero e il fantastico e  rappresentano un’opportunità unica per favorire lo sviluppo di questa specifica dimensione cognitiva. Si sa che il trasferimento della conoscenza è facilitato dalle somiglianze dei contesti. Come gli adulti, i bambini hanno bisogno di apprendere per gradi, isolando la conoscenza del mondo reale dalle informazioni irreali, e simultaneamente di incorporare i contenuti delle storie  adatti ad una applicazione nel modo reale. Un esempio di evento reale è il bruco che diventa farfalla a cui può corrispondere  un evento fantastico come i ranocchi che diventano principi).
Le ricerche hanno dimostrato che i bambini in età prescolare differenziano tra le storie realistiche e fantastiche e che queste abilità migliorano tra 3 e 5 anni di età. Per esempio, i bambini in età prescolare diventano capaci di dire che gli eventi delle storie reali “possono accadere nella vita reale” al contrario degli eventi fantastici. Maggiore è il livello di similitudine tra le immagini e il mondo reale degli oggetti, più facile è per i bambino il trasferimento tra i due. Per esempio i bambini in età prescolare sono meno propensi a trasferire informazioni reali dalle storie che includono contenuti antropomorfi (rappresentazioni di attributi umani a personaggi di animali), comparate a quelle delle storie realistiche. In questa ricerca si esplora come bambini dai 3 ai 5 anni imparano le informazioni sui rapporti causali dalle storie e si esamina se questo apprendimento è influenzato dall’abilità di identificare la verosimiglianza di un rapporto causale.   
Nello studio in questione, 108 bambini  in età prescolare hanno ascoltato letture di storie nelle quali una relazione causale era inserita in storie  con contesti realistici o fantastici. Si sono utilizzati due libri illustrati con due storie che descrivevano protagonisti umani in una gita in campeggio. Una versione della storia era realistica (es. qualcuno scalava un albero), e l’altra versione era fantastica (es. qualcuno parlava con un albero) con molti altri esempi di eventi irreali. Entrambe le storie avevano la stessa struttura, lo stesso ordine di eventi e lo stesso numero e tipo di eventi ma variavano nel grado di prossimità al mondo reale.
Metà dei bambini sono stati assegnati al gruppo di lettura dei testi reali, l’altra metà ai testi irreali, ed è stata loro proposta una lettura tradizionale indicando le figure. Subito dopo la lettura ai bambini venivano poste delle domande per  assicurarsi  che ricordassero la storia. La capacità di distinguere tra storie reali e fantastiche è stata valutata con l’utilizzo di cartoline rappresentanti le due possibilità (situazioni vere o fantastiche) che i bambini dovevano classificare come reali o fantastiche. La propensione dei bambini a trasporre la relazione causale del racconto dalla storia in una situazione reale è stata valutata attraverso la presentazione di un evento causale (annusare un fiore causa il singhiozzo) in un contesto reale e veniva chiesto se la relazione causale poteva accadere nel mondo reale. Lo sperimentatore faceva vedere una foto di un fiore e chiedeva cosa poteva accadergli dopo averlo annusato, ovvero se avrebbe potuto avere il singhiozzo o meno. Quando il bambino rispondeva negativamente si registrava una non generalizzazione della relazione causale, mentre se rispondeva positivamente la generalizzazione veniva registrata.
I risultati indicano che i bambini diventano progressivamente sempre più abili a discriminare tra  contesti realistici e fantastici delle storie tra 3 e 5 anni di età e capaci di identificare rapporti di causalità inseriti nella storia.  Inoltre, i bambini sono più propensi a generalizzare i contenuti riferiti a rapporti di causalità se la narrazione che li presenta è simile alla realtà.


Per chi è il messaggio

Soprattutto per gli insegnanti e per i genitori che possono utilizzare le storie per trasporre insieme ai bambini gli eventi da una situazione di finzione ad una situazione reale  Questa operazione aiuta i bambini a generalizzare i rapporti causali e a introiettarli come spiegazioni  per gli eventi nel mondo reale.

AS

REDDITO, LIVELLO EDUCATIVO DEI GENITORI E STRUTTURA DEL CERVELLO NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI

Noble K.G., Houston, S.M. Brito, N. H. et al. Family income, parental education and brain structure in children and adolescents. Nature Neuroscience, 2015, 18: 5, 773-779


Gli autori, un nutrito gruppo di medici, psicologi, neurobiologi e specialisti di metodi di immagine, provenienti da alcune delle maggiori università e centri di ricerca americani (da Yale a Johns Hopkins, da Columbia a San Diego ed altri ancora) hanno utilizzato i dati dello studio multicentrico PING (Pediatric Imaging Neurocognition and Genetics) che comprende 1099 soggetti di età compresa fra i 3 e i 20 anni per studiare il contributo specifico del reddito e del livello educativo dei genitori a diversi aspetti dello sviluppo della struttura cerebrale.
I risultati indicano che:
-    il reddito è associato alla superficie corticale (a sua volta direttamente correlata con diverse dimensioni dell’intelligenza). La correlazione pare particolarmente forte per i livelli più bassi del reddito familiare, in particolare al di sotto dei 15-20.000 dollari l’anno.  La correlazione esiste anche tra il reddito e i risultati di test che misurano quattro diverse dimensioni cognitive (attenzione selettiva, memoria di lavoro, vocabolario e lettura).
-    il livello educativo dei genitori è pure associato con la superficie corticale complessiva e in particolare con una serie di aree nel cervello sia nell’emisfero destro che in quello sinistro. Inoltre, il livello educativo dei genitori è associato in particolare con il volume dell’ippocampo sinistro e anche in questo caso l’associazione è più forte ai livelli più bassi di educazione dei genitori.

Lo studio è il più grosso effettuato finora sull’influenza di fattori socioeconomici sull’architettura cerebrale dei bambini. Vi sono parecchie indicazioni estremamente interessanti di questo lavoro che dimostrano che i due fattori considerati sono indipendentemente in grado di influenzare la traiettoria di sviluppo del cervello, ed entrambi sono confermati come fattori decisivi anche controllando per tutta una serie di altre variabili tra le quali la provenienza etnica.

Per quanto riguarda i livelli educativi si presume che gli effetti siano mediati dall’abilità di genitori con livello educativo superiore di fornire ambienti più stimolanti dal punto di vista cognitivo e assicurare cure più adeguate sia pre che post natali e residenze in quartieri più sicuri, meno esposti a fattori di stress, più sani e con maggiori opportunità di attività fisica. Per quanto riguarda il reddito, questo è verosimilmente collegato alla qualità della dieta, delle abitazioni e delle cure sanitarie (non dimentichiamo che si tratta di uno studio effettuato negli Stati Uniti, dove il reddito e l’occupazione determinano il livello di cure a cui si ha accesso).
Nel loro commento finale gli autori sottolineano che i risultati di questo studio non implicano in nessun modo che le circostanze socioeconomiche di un bambino debbano necessariamente portare a una traiettoria di sviluppo immutabile. Prima di tutto perché i dati stessi dimostrano che la variabilità individuale è molto marcata e superiore a quella prodotta dai fattori in questione; in secondo luogo perché interventi basati sia sulla frequenza di servizi scolastici e pre scolastici e sull’utilizzo di programmi basati sulle visite domiciliari possono giocare un ruolo importante nel modificare l’ambiente di sviluppo del bambino. Certamente lo studio conferma quanto da tempo le neuroscienze  e le scienze sociali affermano circa gli effetti favorevoli di ridurre la povertà delle famiglie, in particolare nei primi due anni di vita, e di migliorare le pratiche familiari che possono avere un effetto sullo sviluppo.

Per chi è il messaggio

Lo studio conferma nella maniera più chiara quanto da tempo Fin da Piccoli afferma sull’importanza degli interventi precoci, sia per ridurre la  povertà economica sia per migliorare le “buone pratiche” familiari. In questo senso il messaggio riguarda tutti i livelli dell’intervento, da quello politico-legislativo nazionale, a quello delle amministrazioni locali, a quello dei servizi e dei singoli operatori.

GT

SISTEMI INTEGRATI: NUOVE FRONTIERE PER L'INFANZIA E LA FAMIGLIA

Transatlantic forum on inclusive early years
Investing in the development of young children from migrant and low-income families. Quaderno TFIEY n. 5, 2015


L’integrazione dei servizi per l’infanzia è un tema su cui la letteratura ha focalizzato molto la sua attenzione negli ultimi decenni: i bisogni crescenti della popolazione hanno infatti accentuato la necessità dell’integrazione, utile per offrire maggiori opportunità ad ogni bambino. La Commissione Europea (2011), facendo riferimento ai servizi sociali ed educativi (cosiddetti ECEC- Early Childhood Education and Care), ha posto l’attenzione sull’importanza dell’integrazione dei servizi per consentire ai bambini di acquisire, fin dalle primissime età (fino ai 6 anni), abilità di tipo cognitivo e non cognitivo (quali perseveranza, motivazione, capacità di interagire con gli altri).

Anche per l’OCSE (2012) la collaborazione tra gli ambiti socio-educativo, sanitario, dei servizi extra-scolastici, ha ricadute positive sullo sviluppo dei bambini.


Nonostante l’interesse nei confronti del tema sia in aumento, ci troviamo oggi di fronte ad un campo caratterizzato sì da numerosi e frequenti auspici e dichiarazioni ma, anche e soprattutto, da scarsi investimenti e vuoti di operatività. È evidente quindi l’urgenza di una maggiore collaborazione tra i servizi, così come sottolineato da un recente documento prodotto dal TFIEY. Il Quaderno richiama l’attenzione sulla necessità della continuità e della coerenza dei messaggi di supporto alle famiglie attraverso un’integrazione su quattro livelli: istituzionale (tra responsabilità pubbliche), gestionale (tra responsabilità e risorse pubbliche e private), professionale (tra saperi e abilità) e comunitaria (tra soggetti e risorse del territorio). 

Tramite l‘integrazione istituzionale si possono fornire servizi più coordinati e orientati all’obiettivo, grazie all’incontro tra responsabilità e risorse a disposizione (sociali, educative, sanitarie…); l’integrazione gestionale riguarda il funzionamento dei servizi e delle risposte e il superamento delle barriere d’accesso che sfavoriscono soprattutto i più deboli; l’integrazione professionale permette di condividere responsabilità e capacità tra professionisti di sistemi diversi; l’integrazione comunitaria si realizza tra i soggetti presenti sul territorio, inclusi i soggetti non istituzionali (volontariato organizzato, associazionismo di impegno sociale…).

Nella pratica, un approccio di tipo integrato si traduce in una coordinazione dei vari servizi attorno alle esigenze del beneficiario. Il nucleo di interesse non sono più le titolarità ma la persona (in senso tecnico, strategico ed etico) e l’incontro tra le responsabilità e le capacità. L’obiettivo ultimo è quello di rendere i servizi accessibili a tutti (sul piano fisico, finanziario, informativo) e di garantire un’ideale continuità e coordinazione tra questi, senza interruzioni determinate dal passaggio da un livello all’altro. Man mano che la rete cresce, l’attenzione nei confronti del beneficiario dovrà aumentare valorizzando e responsabilizzando ogni soggettività che diviene di fatto un soggetto attivo all’interno del sistema.

Questo si può realizzare solo se si cerca di non ripetere gli errori che in passato non hanno portato a risultati, ovvero non pretendendo di offrire lo stesso modello di servizio a tutti, a prescindere dai contesti e dalle esigenze dei singoli, bambini e famiglie.
Per riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’integrazione dei servizi, un compito certo non facile, c’è bisogno di una forte governance multilivello, così come ha sottolineato l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.


Per chi è il messaggio


Soprattutto per gli amministratori e i decisori politici dai quali dipende il quadro normativo e l’attuazione di specifici accordi di programma che possono prevedere l’integrazione tra servizi diversi, o l’integrazione tra pubblico e privato al fine di consentire di raggiungere tutti.
Il messaggio dovrebbe riguardare anche i responsabili dei servizi e i singoli operatori che, anche in assenza di un quadro normativo che preveda l’integrazione, possono trovare delle modalità operative di collaborazione e coinvolgimento di “messa in rete”, come si usa dire.  Ci sarebbe da aggiungere che la cosiddetta co-location e cioè l’ubicazione di servizi diversi nello stesso posto favorisce l’integrazione e anche l’accessibilità per l’utenza, che spesso ha bisogno di servizi diversi contemporaneamente.


Tutti sanno che il programma Nati per Leggere ha come sua strategia di realizzazione proprio la collaborazione tra servizi diversi per uno scopo comune. Il CSB da tempo propone eventi formativi multidisciplinari in cui il principio dell’integrazione è affermato a partire dall’acquisizione di un linguaggio comune  tra operatori appartenenti a discipline e servizi diversi
 

AA

LETTERA APERTA DALLE ORGANIZZAZIONI FONDATRICI DI NATI PER LEGGERE

Teniamo a presentare anche ai lettori di FdP la lettera aperta che in occasione della Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna le organizzazioni fondatrici di Nati per Leggere, tramite i loro presidenti, hanno inviato a alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Ministeri competenti in materia di Cultura, Istruzione, Salute e Famiglia. Lo scopo dell’appello è stato quello di consentire a Nati per Leggere di trovare modalità di sostegno continuativo per proseguire il proprio lavoro. Tale lettera al momento non ha avuto una risposta.

Bologna, 30 marzo 2015

Lettera aperta a:
Presidenza del Consiglio
MiBACT
MIUR
Ministero della Salute
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali


Nati per Leggere (NpL), il programma italiano di educazione alla lettura in famiglia sin dai primi mesi di vita, istituito per iniziativa dell’Associazione Culturale Pediatri, dell’Associazione Italiana Biblioteche e del Centro per la Salute del Bambino onlus, ha fatto molta strada in oltre 15 anni. È attivo in tutte le regioni, sia pure con notevoli differenze tra Sud e Centro-Nord, con circa 600 progetti locali. Coinvolge diverse migliaia di operatori dei servizi sanitari, a partire da più di 1000 pediatri di famiglia, una buona parte delle 4000 biblioteche pubbliche, un numero crescente di servizi socio-educativi per l’infanzia, e mobilita circa 5000 volontari in tutta Italia, con un crescendo di interesse da parte di singoli, di enti pubblici e associazioni,  quantificabile in circa cento nuove richieste di partecipazione al giorno.
 
Nati per Leggere si è affermato come uno dei maggiori programmi di questo tipo su scala globale, accanto a Reach Out and Read negli Stati Uniti, a Bookstart nel Regno Unito e a Lesestart in Germania. Rappresenta l’Italia in EliNet, il progetto europeo sulla literacy e nella rete EURead. Ha fornito supporto e sostegno tecnico alla creazione di analoghi progetti in molti paesi europei quali Bosnia, Croazia, Grecia, Lussemburgo, in regioni quali Svizzera Italiana e Catalogna e in paesi extraeuropei quali Brasile, Bolivia, Guatemala, Stati Uniti (Boston, San Francisco, Washington DC) e Messico.

Nati per Leggere si regge sul lavoro volontario, compreso quello degli operatori pubblici e privati che vi investono tempo e spesso anche risorse proprie, e sui contributi di Regioni, Comuni, Fondazioni e donatori.

Nati per Leggere ha modificato le conoscenze, le attitudini e la pratica in materia di lettura di un numero crescente di famiglie, attualmente stimabile, sulla base di rilevazioni compiute dal Programma stesso e da ricercatori indipendenti, in circa 1/3 delle famiglie italiane. Ha prodotto una ricaduta evidente, anche grazie a una fattiva collaborazione con gli editori, sul mercato dei libri per l’infanzia, uno dei pochi settori che in questi ultimi anni ha conosciuto incrementi, sia del fatturato che dell’ampiezza della produzione.

Nati per Leggere ha messo in rete operatori di diversi servizi, attraverso un’opera capillare di formazione che ha visto - in oltre centocinquanta eventi diretti a più di 4000 operatori e lettori volontari - i bibliotecari lavorare assieme a pediatri, ostetriche, educatori, genitori, volontari, arricchendone la professionalità e consentendo un’inedita acquisizione di linguaggi comuni e di consapevolezza del proprio ruolo.

Nati per Leggere ha istituito, oltre a molte centinaia di iniziative locali, manifestazioni a carattere nazionale quali il Premio Nazionale NpL  e la Settimana Nazionale NpL che sostiene il “diritto alle storie” di tutte le bambine e di tutti i bambini.   

La comunità sostenente di Nati per Leggere coinvolge sui social oltre 200.000 persone, tra operatori e genitori, che entrano in contatto tra loro condividendo conoscenze ed esperienze e configurando quello che di fatto si caratterizza come un importante programma di sostegno alla genitorialità.

Si tratta di un lavoro il cui significato culturale e civile va anche oltre l’educazione alla lettura, configurandosi come una delle maggiori imprese sociali degli ultimi anni, grazie alla sua capacità di mobilitare le risorse delle famiglie e delle comunità locali. Nati per Leggere esercita inoltre una forte azione di prevenzione dello svantaggio socioculturale con ricadute lungo tutto il percorso scolastico, così come ampiamente documentato dalla letteratura internazionale e dagli stessi dati INVALSI.

Questo lavoro è tuttavia lungi dall’essere compiuto.

Molte aree del paese, in particolare al Sud, restano scoperte, proprio dove la necessità di un lavoro con le famiglie a supporto della lettura è più impellente e dove le biblioteche sono carenti, o mancano le sezioni ragazzi o, ancora, i servizi per la prima infanzia. Nati per Leggere sta dando vita, con risorse che però restano molto inferiori al bisogno, ai Punti Lettura in aree prive di servizi pubblici.

Opportuna sarebbe anche l’estensione del Programma alle età successive, attraverso la partnership con altri soggetti, come recentemente definito nella regione Friuli Venezia Giulia grazie ad una delibera della Giunta che supporta la promozione della lettura da 0 a 18 anni. Questa iniziativa, che coinvolge tre assessorati (Cultura, Istruzione, Salute e Politiche Sociali) può costituire un modello a cui ispirarsi.

I fondi sono oggi largamente insufficienti a garantire il dono del libro, aspetto cruciale per una iniziale fidelizzazione alla lettura e per superare gli ostacoli economici che persistono, accanto a quelli culturali, per molte famiglie italiane. Va rilevato che i maggiori programmi analoghi su scala Europea (Regno Unito, Germania, Olanda, Belgio) possono usufruire di un appoggio pubblico ai Centri e alle Fondazioni che li reggono dell’ordine medio di un euro/anno/bambino nella fascia 0-6 (nel nostro paese corrisponderebbe a 3.300.000 euro).  In Italia, dove pure il volume di attività non è inferiore, manca qualsiasi contributo da parte del Governo, ed è anzi venuto a mancare qualche episodico sostegno ricevuto negli anni passati.

L’organizzazione del Programma Nati per Leggere si trova in un momento di forte criticità dovuto alle scarse risorse disponibili, che pure vengono utilizzate con una altissima efficienza grazie al lavoro volontario, alle competenze messe in campo, e a modalità via via perfezionate di funzionamento del programma, attraverso una rete capillare di referenti regionali e locali.

In occasione della Fiera del Libro per Ragazzi 2015, le organizzazioni fondatrici di Nati per Leggere, tramite i loro Presidenti, fanno quindi appello in primo luogo alla Presidenza del Consiglio, al MiBACT e ai Ministeri competenti in materia di istruzione, salute e famiglia (MIUR, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), affinché si consenta a Nati per Leggere, attraverso modalità di sostegno continuativo basate su obiettivi condivisi, di proseguire la sua strada.

Ci dichiariamo naturalmente disponibili a esplorare congiuntamente le possibilità di un sostegno, su base nazionale, al Programma.

Enrica Manenti, presidente AIB

Paolo Siani, presidente ACP

Giorgio Tamburlini, presidente CSB

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO REGIONALE DALLE SCUOLE PER L'INFANZIA ALLA FAMIGLIA

Significative sono quelle conoscenze che permangono nel modo di essere-pensare-agire dell’allievo, nel tempo scolastico e per tutto il resto della vita
Donatella Lombello

Parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro? Parla con lui, con lei. E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste che son fatte per questo: leggi un libro
Bruno Tognolini, Rita Valentino Merletti

Il Progetto regionale Dalle Scuole per l’infanzia alla famiglia, promosso dal Centro per la Salute del Bambino (CSB), dall’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) - partner insieme all’Associazione Culturale Pediatri (ACP)  del Programma nazionale Nati per Leggere - e dall’Ufficio Scolastico Regionale, mira ad un obiettivo principale: promuovere la family literacy.

Riflessioni attuate sia in sede nazionale (Programma Nati per Leggere, Progetto In Vitro) sia in sede internazionale (Reach out and Read USA, Bookstart Regno Unito, Lesestart Germania, progetto europeo ELINET), hanno portato ad enfatizzare l’idea che le diverse agenzie istituzionali, sociali scolastiche e sanitarie debbano contribuire a promuovere la pratica della lettura all’interno della famiglia, in quanto è quest’ultima che, facendo diventare la lettura pratica quotidiana a partire dai primi mesi di vita, influisce positivamente sulle competenze cognitive e sociali del bambino e sulle buone relazioni tra genitori e bambino.

Si tratta di operare in termini ecologici e sistemici in diversi contesti con lo scopo di facilitare questo particolare processo ed arrivare a sensibilizzare le figure adulte di riferimento del bambino sui benefici di questo tipo di attività. Infatti, Nati per Leggere intende sostenere il bambino nello sviluppo di capacità diverse: comprendere il proprio sé, gli altri, il mondo, educare lo sguardo, accompagnare e sollecitare le competenze emozionali, linguistiche, cognitive ed estetiche. L’idea è quella di costruire così una comunità di lettori, educarli al pensiero critico e complesso e al dialogo.

L’obiettivo principale del Progetto Dalle Scuole per l’infanzia alla famiglia mira quindi ad arricchire le competenze degli insegnanti delle scuole materne per arrivare a coinvolgere i genitori affinchè comprendano il valore della pratica della lettura e la attuino in ambito famigliare.

Gli attori principali a cui il progetto si rivolge sono in primo luogo i genitori e le/gli insegnanti, in secondo luogo i bibliotecari e i lettori volontari in modo da attivare la rete secondo l’ottica ecologica (U. Bronfenbrenner ).

Il percorso formativo ideato si è sviluppato su più livelli, comprendendo sia aspetti teorici specifici che pratico-metodologici, con la realizzazione di seminari che mettono in pratica la pedagogia della lettura per gli insegnanti e incontri/laboratori per le famiglie che hanno presentato ai genitori i benefici della lettura e i libri e le modalità più favorevoli alla lettura dialogica.

Si sono forniti alle scuole partecipanti materiali e strumenti quali un Kit di libri e una Guida multimediale interattiva. Il progetto è stato valutato attraverso un questionario, uno per gli insegnanti e un altro per i genitori.

Il progetto Dalle scuole per l’infanzia alla famiglia getta le basi per essere sostenibile nel tempo e vuole sviluppare diversi vettori di qualità rispetto alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (Paragrafo Traguardi per lo sviluppo delle competenze) del 2012:
- utilizzando un approccio teorico interdisciplinare e temi di rilievo pedagogico e neuroscientifico sull’importanza della letteratura per l’infanzia e sulla promozione della stessa in età precoce;
- valorizzando e divulgando la lettura di libri come strumento di relazione intersoggettiva tra persone (lettura come inter-azione, come motore di alleanze  per lo sviluppo di comunità);
- promuovendo l’uso culturale di spazi pubblici (gli incontri avverranno nelle biblioteche).

Infine, il progetto intende sostenere, come indicato poc’anzi in accordo con le Indicazioni nazionali, anche la continuità tra sezioni primavera-scuola dell’infanzia-scuola elementare. A questo proposito verranno coinvolti anche alcuni insegnanti del nido e delle elementari. 
Attualmente esperienze simili a livello internazionale sono episodiche e poco documentate, pertanto il progetto pilota potrebbe divenire un format da far conoscere anche in ambito europeo e da estendere ad altre fasce d’età e servizi scolastici  quali i nidi e le scuole del primo ciclo.

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8° RAPPORTO DI MONITORAGGIO SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

Comunicato Stampa

L’8° Rapporto di monitoraggio del Gruppo CRC fa il punto sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia.

In Italia, 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave, se si considera che tutte le regioni del Sud si collocano sotto la media nazionale, come la Sicilia (il 5,6%), la Puglia (4,4%), la Campania (2,7%) e la Calabria (2,1%).

Questi i principali dati che emergono dal Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, giunto alla sua ottava edizione, alla cui redazione hanno contribuito 124 operatori delle 90 associazioni del Gruppo CRC.

Il Rapporto, evidenzia che, a vent’anni esatti dal primo Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), inviato dall’Italia al Comitato ONU per la CRC, “il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato. Le associazioni auspicano che l’adozione del nuovo Piano Infanzia, con priorità e azioni ben definite e supportate da un adeguato impegno economico, possa essere il primo passo per rimettere al centro dell’agenda politica le misure per la tutela per l’infanzia.

 “Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico e mentale – sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. “Tra queste: condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell’offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.

A proposito di risorse dedicate all’infanzia e l’adolescenza, il Rapporto denuncia che a distanza di anni non esiste ancora un monitoraggio a livello istituzionale, manca una strategia nazionale e una visione di lungo periodo nell’allocazione delle risorse. Le carenze, tuttavia, non sono solo di tipo economico, ma anche di raccolta e coordinamento delle informazioni. Ad esempio, se si considera il problema dei minori privi di un ambiente familiare, gli stessi dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presentano lacune e incongruenze. Sappiamo infatti che al 31 dicembre 2012 i minorenni affidati a parenti erano 6.750, quelli affidati a terzi 7.444, per un totale complessivo di 14.191 affidamenti familiari, e che i minori inseriti in comunità erano 14.255. Poco o nulla sappiamo però sulle cause dell’allontanamento dalla famiglia e sui motivi che hanno portato a scegliere l’accoglienza in comunità o l’affido, il tipo di struttura di accoglienza e i tempi di permanenza. Informazioni che mancano soprattutto per i minorenni tra 0 e 5 anni.

Riguardo alle difficoltà economiche di molte famiglie con minori, pur riconoscendo l’impegno del Governo con la sperimentazione della nuova social card, Arianna Saulini ricorda che la povertà minorile in Italia è in continuo aumento - dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%) - e ribadisce l’urgenza di un Piano nazionale di contrasto alla povertà, che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie misure messe in campo in questi anni.

Il rapporto dedica poi un paragrafo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), tema di grande attualità. Dal primo gennaio al 31 marzo 2015 sono sbarcati in Italia 10.165 migranti, di cui 902 minori (289 accompagnati e 613 non accompagnati), dato che a giugno è balzato a quasi 5.000 minori. Nel 2014, 26.122 minori hanno raggiunto le coste italiane e di questi 13.026 sono risultati non accompagnati, ovvero due volte e mezzo il dato del 2013. Si tratta per la maggior parte di ragazzi tra i 15 ed i 17 anni, originari dell’Eritrea (3.394), dell’Egitto (2.007) e della Somalia (1.481). Va menzionato anche l’elevato flusso migratorio via mare dalla Siria: nel 2014 sono sbarcati 10.965 minori (10.020 accompagnati e 945 non accompagnati).

E’ possibile scaricare l’8°Rapporto CRC dal sito: www.gruppocrc.net

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Segnalazioni e notizie

XXVII Congresso Nazionale ACP Napoli, Circolo Canottieri 15-16-17 ottobre 2015 

Festival Fin da Piccoli Trieste, 4-5-6 settembre 2015
Il Centro per la Salute del Bambino in collaborazione con il Comune di Trieste (Area Educativa), l’Università di Trieste e il Gruppo Nidi Infanzia organizza per il 4-5-6 settembre 2015 un festival sul tema Nutrire la mente fin da piccoli: incontri e dialoghi sui primi anni di vita. Si tratterà di una occasione per mettere a confronto concetti programmi e soprattutto buone pratiche effettuate in tutta Italia.

Presentazione all'EXPO di Nati per la Musica
Milano, 13 settembre 2015

Ore 15 - 17
Sala delle Merlate, Castello Sforzesco
Interverranno: A. Cattoretti, A. Costantini, G. Gorini, C. Mangialavori, R. Schirò, G. Tamburlini

 

 

DOCUMENTI

Rapporto della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza Indagine conoscitiva sulla povertà e il disagio minorile

State of the World's Fathers 2015, il primo rapporto che unisce i risultati di  importanti ricerche internazionali con risultati di progetti e procedure sulla figura paterna in ambito di cura della famiglia, di salute riproduttiva, nella prevenzione della violenza e nell'educazione dei bambini.

 

PUBBLICAZIONI

Sentire, ascoltare, comunicare e parlare: come stimolare lo sviluppo del linguaggio con la voce, il canto e la musica  a cura di Serena Bonifacio e Ingrid Rudoi, illustrazioni di Serena Bellini, con il patrocinio di Associazione Culturale Pediatri e Nati per la Musica

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